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“Con la nostra cucina vogliamo parlare al cuore"

2022-06-21 15:52

La redazione Boniviri

“Con la nostra cucina vogliamo parlare al cuore"

Caffè sul lago di Como con Robert Moretti, Executive Director e Chef che insieme all’amico di sempre, Matteo Corridori, gestisce l’hotel cinque stelle MUSA.

Caffè sul lago di Como con Robert Moretti, Executive Director e Chef che insieme all’amico di sempre, Matteo Corridori, gestisce l’hotel cinque stelle MUSA: un concept di hospitality e ristorazione visionario all’insegna della sostenibilità. E della femminilità.

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Sul lago di Como sono finalmente tornati i vaporetti. I motori rombano, le vele si spiegano, le onde danzano, felici. Sono rimaste immobili troppo a lungo, il Covid ha colpito anche loro. La SS340 è invasa da un serpentone allegro di turisti: si abbassano le cappotte, suonano i clacson delle motociclette, fischiano i campanelli delle biciclette. I caffè sono affollati, i camerieri trafelati. Mascherine, per fortuna, non se ne vedono più. E pazienza se il caldo è già agostano, nessuno vuole perdersi la festa del lago.

 

L’appuntamento con Robert Moretti, Executive Director e Chef dell’hotel Musa, è alle dieci. La struttura si trova a Sala Comacina, piccolo borgo all’ombra delle più glamour Cernobbio e Menaggio. Per arrivare all’edificio percorro una stradina nascosta che, dalla statale, si tuffa nel lago. Mi accoglie un piacevole odore di intonaco fresco misto a erba appena tagliata. “Abbiamo aperto da una settimana” – racconta Robert mentre mi accompagna verso la terrazza che si affaccia sul lago. “Is It real?” Sussurra una giovane cliente al compagno. “Let’s go down there”, dice indicando i divanetti sul bordo terrazza, da dove si possono contemplare l’Isola di Comacina e Bellagio.

 

“La stagione è ripresa a pieno ritmo, fino ad agosto l’hotel è fully booked” - mi dice con un inglese che ha iniziato a parlare da giovanissimo quando, terminato l’istituto alberghiero, è volato in Inghilterra per il suo primo lavoro, con Matteo. Da Londra a Dubai al BVLGARI di Niko Romito, e poi di nuovo a Londra nel famoso ristorante tristellato Hélène Darroze at the Connaught. Il suo è un viaggio durato oltre sei anni, condiviso quasi tutto con l’ amico di sempre, Matteo Corridori. Un viaggio che ha permesso a entrambi di affinare tecniche, scoprire cucine, sperimentare abbinamenti.

 

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Poi, da qualche mese, di nuovo a Sala Comacina, il paese dove è nato e cresciuto. La sua casa dista un minuto a piedi dall’hotel. Di nuovo a Comacina, di nuovo insieme a Matteo. Cosa ci fanno qui Robert e Matteo, lo capisci solo se leggi la storia con le lenti del destino. Il loro, a un certo punto, si è incrociato con quello della famiglia Gray: “Durante il Covid, attraverso conoscenze in comune siamo stati contattati per discutere del progetto, dove ora sorge MUSA, era stato acquistato da un nuovo proprietario che aveva un bel progetto e stava cercando qualcuno che lo potesse gestire. Ne parlo subito con Matteo, incontriamo Claire, la sua visione ci piace, a lei piace la nostra proposta di ristorazione. Partiamo”.

 

Robert, Matteo, Claire. Inghilterra, Australia, Como. Il lago si è calmato, i vaporetti cercano l’ombra, le onde si distendono e ascoltano incuriosite questa strana storia. “MUSA è molto più di un hotel, è un’idea di ospitalità: quella di un lusso accessibile. Un’ospitalità senza formalismi, che non respinge, ma avvolge. Un lusso equilibrato, senza eccessi, che non si preoccupa delle mode. Soprattutto sostenibile, lontano dagli standard dei tanti hotel turistici che puntellano il lago”. Un’idea che Claire ha avuto trentasette anni fa quando era una giovanissima impiegata in una agenzia di viaggi, e che ha inseguito con determinazione e sacrificio per tutta la vita fino a diventare imprenditrice di successo. “Trent’anni fa quest’industria era maschile. Lei è riuscita a farsi strada e lo ha fatto a modo suo, rivoluzionando il settore e realizzando il sogno che aveva da bambina: aprire un hotel sul lago di Como”. A MUSA – mi spiega Robert - ogni stanza prende il nome di una donna che ha cambiato il mondo, la stanza numero uno si chiama Giovanna d’Arco”. Non è un caso.

 

Si percepisce ovunque il tocco femminile di Claire che con l’attenzione maniacale ai dettagli e uno stile sempre in perfetto equilibrio non solo seduce, ma ispira. Ispira maniere gentili, comportamenti responsabili, scelte sostenibili. “In camera lasciamo agli ospiti un bigliettino in cui li invitiamo a lavare gli asciugamani solo al terzo giorno per ridurre gli sprechi. Nei prossimi mesi completeremo l’impianto fotovoltaico e l’installazione delle colonnine elettriche, abbiamo già avviato il calcolo delle emissioni dell’hotel con l’obiettivo di azzerarle. Ogni dettaglio è stato concepito per far sentire il cliente parte di un movimento che vuole costruire un futuro migliore, per tutti”.

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Un tocco che, condito dalla freschezza e dalle idee di Robert e Matteo, ha dato vita a una sintesi unica che si esprime nel ristorante dell’hotel, ROTEO. “Significa Robert più Matteo, e allo stesso tempo rimanda all’idea di movimento, cambiamento. La nostra cucina riflette i valori dell’hotel. La sostenibilità è al centro, non solo nella scelta dei prodotti, ma anche nella gestione delle persone. Resteremo aperti anche in inverno, pur sapendo che sarà difficile. Vogliamo dare ai trentaquattro ragazzi che lavorano qui la possibilità di costruire un progetto, senza costringerli a ricominciare ogni volta da capo”. Robert è diretto, non usa troppi aggettivi. È come il suo stile di cucina, che definisce ‘Mediterraneo contemporaneo’. “Con la nostra cucina vogliamo parlare al cuore. Non vogliamo mettere in soggezione il cliente, farlo sentire in imbarazzo con piatti d’ingegneria che richiedono istruzioni”. Mi mostra la carta dei vini, al posto di vitigni e definizioni tecniche si leggono titoli che spiegano e accompagnano: dalla categoria “Zesty” e di facile beva ai Red Carpet per le occasioni più solenni. “Anche la carta dei vini è stata ripensata per mettere il cliente meno esperto a proprio agio”.

 

Riparto per Milano, alla radio un famoso rapper presenta il suo nuovo singolo. Il sound, dice, è perfetto per il mood di questa estate post-Covid, poi chissà. L’album di sicuro non ci sarà, oggi gli album non li ascolta più nessuno, sono troppo lunghi, dice. Forse è vero, in questo tempo tempo dove le emozioni hanno la durata di un refrain e le tracce che non piacciono si saltano con uno skip, gli album non li ascolta più nessuno. Ma a me gli album piacciono. Mi piacciono quelli pazienti, quelli profondi, quelli dove ogni traccia conta, quelli che traccia dopo traccia ti insegnano qualcosa.

 

Voi continuate a comporre il vostro album, Robert, Matteo, Claire. Non preoccupatevi dei singoli, non preoccupatevi dell’estate. Suonate la vostra musica. Suonatela d’inverno, suonatela tutti i giorni. Suonatela per voi, suonatela per noi.

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